Il Cilento in Tanzania

Dal Cilento alle coste dell’Africa orientale: può sembrare una distanza enorme, eppure è proprio questo il percorso che ci ha viste protagoniste di un’esperienza straordinaria. Siamo Sara e Ilaria, due ragazze cilentane (Sara Cassino, 25 anni, originaria di Padula e Ilaria Fragetta, 23 anni, originaria di Eboli) e, per un periodo, la nostra casa è stata Dar es Salaam, la città più grande della Tanzania. A portarci lì è stato il tirocinio MAECI-MUR-CRUI, un programma di tirocini nazionale che ci ha permesso di collaborare con l’Ambasciata d’Italia a Dar es Salaam.
È stato proprio durante una normale giornata di lavoro che in Ambasciata è arrivata la posta. Ilaria, tirocinante in segreteria, si è occupata di ritirarla e, tra le varie buste, il suo sguardo si è fermato su un nome che le è apparso subito familiare: Buccino. Alla vista del nome “Buccino” mi sono soffermata incuriosita. Prendendo tra le mani la busta, ho letto con attenzione di cosa si trattasse: era una copia del periodico “La Voce di Buccino”, indirizzata alla segretaria dell’Ambasciatore, Annamaria Trobbiani, la cui madre, Nicolina Magaldi (figlia di “Faiuccio di Papanonno”), è originaria di Buccino e appartiene alla famiglia Magaldi, storicamente legata al territorio.
Scopriamo così della collaborazione tra il Gruppo Magaldi e l’Università di Dar es Salaam (UDSM), un legame che, partendo da una realtà locale profondamente radicata nel territorio campano, si estende oggi fino al contesto accademico e industriale africano, confermando la vocazione internazionale dell’azienda.
Per comprendere meglio il contesto, il Gruppo Magaldi è una storica realtà industriale fondata a Buccino nel 1929. Ha affiancato alla sua tradizionale produzione lo sviluppo di tecnologie legate alla transizione ecologica e, da circa un decennio, l’azienda lavora infatti a un sistema innovativo che sfrutta la sabbia come una sorta di “batteria termica”, soluzione che fornisce supporto ai settori industriali che richiedono un elevato consumo di calore nel processo di decarbonizzazione. L’azienda, che conta un impianto pilota a Buccino e opera oggi su scala globale con sedi in diversi continenti, affianca alle attività di ricerca anche iniziative di cooperazione internazionale. In quest’ottica di apertura rientra la menzionata collaborazione con l’ateneo tanzano, avviata tramite la sottoscrizione di un MoU in virtù del quale il Gruppo Magaldi ha finanziato due borse di studio per permettere a due laureate in ingegneria dell’UDSM di frequentare il Master in ingegneria elettrotecnica, sempre all’UDSM.
L’arrivo del giornale ha segnato, così, qualcosa di più di una semplice coincidenza: la distanza ha iniziato ad accorciarsi. Se fino ad allora Dar es Salaam ci era sembrata lontanissima da casa, da quel giorno abbiamo iniziato a scoprire come, in realtà, i legami con il nostro territorio fossero già lì, presenti, nascosti tra i dettagli della quotidianità. Non solo il nome Magaldi, che da Buccino si proietta nel mondo con una visione innovativa e sostenibile, ma anche piccoli segnali, quasi inattesi, che ci ricordavano casa. Come le 3 fotografie di Paestum esposte nell’ufficio dell’Ambasciatore, S.E. Giuseppe Seàn Coppola: immagini familiari, che raccontano una storia fatta di radici, identità e bellezza, le stesse che caratterizzano il nostro territorio. Si tratta di scatti realizzati nella prima metà del Novecento dal fotografo Nicola Ferrara e appartenevano al nonno dell’Ambasciatore, ingegnere impegnato nella riqualifica dell’area del Cilento e del Vallo di Diano.
È vero che oggetti e piccoli segnali ci hanno tenute, in qualche modo, con il cuore vicino a casa, ma sono state soprattutto le persone a ricordarci ogni giorno il calore del nostro
territorio. Non solo abbiamo avuto la fortuna di condividere questa esperienza di tirocinio insieme — incontrandoci proprio in Tanzania, pur vivendo a pochi chilometri di distanza — ma abbiamo anche avuto il piacere di conoscere Annamaria, già citata, che con la sua presenza è diventata per noi un punto di riferimento. Con il suo spirito e la sua accoglienza, è riuscita a riportarci, anche solo per un momento, a casa, colmando quella distanza che a volte si fa sentire quando si è lontani. Ciò anche con piccoli gesti: le delizie portate con sé dopo un viaggio in Italia e i messaggi vocali della sua mamma, che ci hanno fatto sorridere e, allo stesso tempo, ci hanno messe alla prova nel cercare di decifrare il suo inconfondibile accento buccinese.
In quel contesto così lontano geograficamente, abbiamo iniziato a riconoscere tracce di casa. Connessioni sottili ma profonde, che ci hanno fatto capire come il nostro territorio, pur nella sua dimensione locale, sia in realtà parte di una rete molto più ampia, capace di arrivare fino all’altra parte del mondo. E così, giorno dopo giorno, Dar es Salaam non è stata più soltanto una città distante, ma un luogo in cui il Cilento continuava, in qualche modo, ad esserci.

  • Ilaria Fragetta, Sara Cassino
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