In memoria di Elida Murriello Mancini

La comunità dei Buccinesi nel Mondo si stringe intorno ad Estela A. Mancini per la scomparsa di sua madre Elida Murriello. E per degnamente onorarne la Memoria riportiamo questo scritto di sua figlia Estela. La nostra Associazione nel 2016 nominò Estela A Mancini e sua madre Elida Murriello: Buccinesi nel Mondo. La storia di questa famiglia di origini buccinesi emigrata in Argentina è pubblicata nel libro LA’MERICANA e le altre storie…

Onorare e dire addio alla vita di mia madre

Giovedì 3 settembre, mia madre, Elida, ha spiegato le sue ali ed è ascesa al cielo all’età di 92 anni.

È stata una benedizione averla al nostro fianco: per noi, le sue figlie, i generi, i nipoti, la pronipote, le nipoti, i fratelli, i cugini, i genitori, i nonni, i zií, gli amici e i vicini.

Possedeva virtù che spesso passano inosservate, ma quando mancano, tutti ne soffrono.

Era discreta, rispettosa, gentile e affettuosa. Non giudicava mai a nessuno e sceglieva sempre di vedere il buono in ogni persona. La sua parola preferita era “Compassione”.

Perché la compassione va oltre l’empatia; implica l’atto di alleviare la sofferenza altrui.

Capiva che tutti abbiamo bisogno di compassione a un certo punto, e ogni volta che si trovava di fronte a tale bisogno, la offriva con tutto il cuore.

Si meravigliava quando chiunque incontrasse improvvisamente le confidava qualcosa di molto personale. La sua frase preferita era: “Non capisco perché la gente mi racconti tutto”. Non si rendeva conto che emaniamo qualcosa che permette agli altri di avvicinarsi a noi.

E quella qualità era innata in lei.

Aveva una famiglia meravigliosa. I miei nonni erano piuttosto anziani per l’epoca in cui nacque; mia nonna aveva 41 anni e mio nonno 42, e i suoi fratelli e sorelle erano di qualche anno più grandi.

All’età di due anni contrasse la poliomielite e guarì grazie a un bravissimo medico di famiglia, il dottor Zuccotti, che la ricoverò all’ospedale Fernández e applicò una tecnica usata all’epoca da un’infermiera australiana, che le salvò la vita.

La sua infanzia fu felice. Mia nonna aveva molti fratelli e sorelle, e la casa dove vivevano i suoi nonni era per lei un paradiso di felicità, insieme ai suoi numerosi cugini. Era una famiglia unita da un amore sincero, rispettoso e solidale.

Mia nonna era la sua luce guida, mio ​​nonno la sua pace; i suoi fratelli e sorelle erano la sua unità, e i suoi cugini la sua gioia.

La prima perdita che subì fu la morte di suo padre, avvenuta mentre lo allattava. Quel padre amato, prima di morire, scelse una piccola e accogliente chiesa come luogo per celebrare il suo matrimonio con mio padre, Alfredo mio nonno non poté accompagnarla all’altare.

Incontrò mio padre, che divenne il grande amore della sua vita. Sopportò tre parti cesarei per darci la vita, rischiando la propria in ognuno di essi.

Perse mia nonna a 34 anni, e fu devastante. Mia nonna morì improvvisamente, così come suo fratello, e sua sorella affrontò un lungo e doloroso calvario, durante il quale non smise mai di starle accanto, di prendersi cura di lei e di aiutarla.

É finalmente un altro duro colpo é stata la malattia e morte di mio padre nel 2016.

Negli anni ’90, era rimasta sola. Di sua famiglia originale non rimaneva nessuno.

Mio padre e noi eravamo il suo rifugio, la sua forza, la sua felicità, la sua ispirazione per andare avanti.

Mia madre mi ha insegnato ad amare con quello sguardo puro che risiedeva in lei; è stata il miglior esempio di madre.

Dio mi ha benedetto quando mi ha messo tra le tue braccia.

Ora dovrò parlarti guardando il cielo, dove ti trovi, in quel paradiso accanto a tutti coloro che ti hanno preceduto.

Sei in me, letteralmente, non solo nella mia anima, ma in ogni cellula del mio corpo. Per questo mi sento protetta e so che continuerai a vegliare su tutti noi.

Ero lontana e non sono arrivata in tempo per salutarti quando eri immersa in quel sonno profondo, mentre cercavano di tenerti in vita senza farti soffrire.

Sono arrivata per accarezzare i tuoi fini capelli grigi e le tue mani delicate, ma il tuo cuore non batteva più.

Avevamo deciso che mi avresti aspettata, ma la tua salute è peggiorata drasticamente e non ce l’hai fatta. Non preoccuparti, mamma; siamo in pace.

In quella pace dell’amore che abbiamo condiviso, so quanto mi hai amato e tu sai quanto ti ho amato.

In questi ultimi anni della tua vita, quando le emozioni hanno iniziato a pesare sul tuo corpo, ho avuto l’opportunità di prendermi cura di te, di condividere pomeriggi indimenticabili, bellissime conversazioni e di darti tutta la tenerezza, l’amore e la pazienza che hai sempre meritato.

E tu mi hai detto innumerevoli volte quanto mi amavi.

Ringrazio Dio di aver avuto l’opportunità di condividere con te un periodo unico, in un momento diverso, perché eri cresciuta, e lo ero anch’io.

E anche se a volte la dipendenza di cui avevi bisogno è stata dolorosa per entrambe, sono grata per il tempo che la vita ci ha concesso.

Grazie, mamma, per avermi dato la vita, per avermi amato, per esserti presa cura di me, per aver pregato per me, per aver sempre scelto di stare con noi, per avermi aiutato in ogni modo possibile, per aver rispettato le mie decisioni, per aver saputo esserci per me. Nei tuoi occhi azzurri c’è la luce che continuerà a guidarmi. Ti voglio bene, mamma.

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