C’era una volta La scalinata! Lunga, anzi lunghissima!

Da via Quintino Di Vona fino a piazza Amendola

di Maria Rosaria Sacco

Quante volte !  Innumerevoli volte ho percorso saltellando gioiosa, da piccola e da adolescente, la caratteristica scalinata ad intervalli spaziosi e regolari, da sola o giocando insieme ad altri bambini, che dall’inizio di via Quintino Di Vona conduceva fino a piazza Amendola, nel centro storico. Quante volte su e giù dal mio negozio, situato all’inizio della via, fino a casa dei miei adorati nonni, abbastanza vicina. Quanti ricordi! Quante persone incontravo! Le fanciulle ricamatrici sedute sugli scalini delle abitazioni prospicienti, intente a ricamare sul telaio, con pazienza certosina, mentre sognavano il principe azzurro; preparavano il corredo matrimoniale. La maestra ricamatrice sorvegliava accuratamente e pronta a correggere. Anche mia zia Maria imparava a ricamare, ho conservato delle lenzuola consunte e ingiallite con il passar del tempo, ma il ricamo sulla piega superiore è rimasto intatto, lavoro costato tanta fatica, con il desiderio di realizzare tanti sogni, durato diversi mesi e talvolta anche anni. Ho conservato amorevolmente queste lenzuola, un ricordo preziosissimo di mia zia Maria ( non più con noi), ricami fatti con le sue mani, realizzati con pazienza certosina.

La meravigliosa terrazza fiorita e molto curata di Antonietta, era proprio lì, accanto alle laboriose ricamatrici a coronare i loro romantici sogni! Quasi dirimpetto si intravedeva, dal suo balconcino, la signora denominata ‘Maria di BIC BAC’ sempre zelante e pronta a prestare il suo aiuto alle amiche che dovevano preparare le provviste delle note ‘bottiglie di pomodoro’.

 E CHI POTRÀ MAI DIMENTICARE LA SIGNORA ‘DI CICCANTONIO’!
Il possente palazzo dei ‘Ciccantoni’ si erge maestoso (seppur  danneggiato dal sisma del 1980) sulle dimore circostanti. Qui si andava a prendere il latte fresco, appena munto ogni mattina, trasportato per noi, nei bidoncini di alluminio, dai laboriosi asinelli, sempre fedeli e preziosi aiutanti, compagni silenziosi ed ubbidienti e dal carico pesante; attraversavano questa salita, e ogni tanto qualcuno scivolava con tutti i suoi pesi ed era molto difficile farlo rialzare; appena qualche debole lamento. Il prezioso alimento della nostra crescita è stato proprio questo latte genuino, trasportato per noi da questi nostri amici formidabili asinelli

 Arco del barone o porta san Mauro con gradoni anni 60

 Quante volte, noi bambini, inventandoci dei giochi di gara, basati sulla velocità, abbiamo contato gli scalini, correndo per tutta la salita, non dico di un chilometro, ma più di mezzo. Eppure non ricordo esattamente quanti erano in tutto gli scalini. Ma ricordo molto bene i numerosi personaggi, che con le loro attività, vi hanno dimorato per molti anni e lungo tutto il percorso fino in cima alla scalinata, per approdare in piazza Amendola, nel cuore del centro storico. 

Spesso mi sono chiesta a quale epoca risalisse questa scalinata, credevo fosse molto antica, invece… secondo alcune testimonianze, tra cui geometri e operai che hanno contribuito a demolirla , sembra che sia stata costruita nel 1936, durante o subito dopo i lavori di scavi della condotta  fognaria . Riporto alcune  informazioni fornitemi da una mia amica, ed ex compagna di scuola:

“ ricordo che mio padre, spesso, mi raccontava di aver preso parte, da ragazzino, ai lavori della costruzione della prima rete fognaria, orientativamente, anni 30, forse 1936.

Alla luce di questo: la scalinata è stata realizzata dopo’. “

Ma la domanda più frequente per molti di noi buccinesi : “Per quali motivi è stata demolita?”

Oggi ci chiediamo a cosa è servito togliere le scale? In alcuni tratti la via si restringe e qualche auto è rimasta incastrata; non si possono raggiungere i vicoli con le auto.  Forse si è risolto il fatto di raggiungere le abitazioni situate più esternamente, rispetto ai vicoli .

Ecco al riguardo, alcune notizie interessanti, fornitemi dalla mia stessa amica e confermate anche da altre persone: “Ci fu una petizione degli abitanti del centro storico per il disfacimento di questa scalinata. Il periodo: 1973/74. E così i lavori furono eseguiti dall’Impresa Murano Nunzio, con sede in via San Paolo/ Buccino.

Gli operai per il disfacimento della scalinata furono: i fratelli Lepore Gennaro, Gerardo detto” centolire” e Francesco. Del Monte, di cui mi sfugge il nome.

I due operatori dei mezzi meccanici erano:

Sciarrillo Giuliano e Salimbene Vincenzo, padre di Concetta , moglie di Vito Murano , il

macellaio.

Salimbene e mio marito, grazie a Dio, sono di quella squadra, gli unici ancora in vita.

Il materiale di risulta fu depositato parte in Piazza Annunziata, parte in Largo Santa Maria.

I lavori di rifacimento della pavimentazione vide interessati gli operai : Murano Vincenzo e Murano Mario, fratelli del titolare dell’impresa, inoltre vi lavorarono Donato Catone, Giovanni Maggiore e Solitro Emilio(suocero di Peppino, il fratello di Mario Chiariello).

I lavori di ripristino consistettero nella realizzazione di cunette laterali in calcestruzzo cementizio e pavimentazione con cubetti di porfido.

La scalinata fu completamente rimossa.

Il Sindaco dell’ epoca era il dott.Francesco Murano, vinse le elezioni del 1970 con la lista civica “La Campana”.

A mio avviso, per mettere nero su bianco su questa questione, potrebbe essere di grandissimo aiuto la madre di Pasquale il barbiere che, nonostante i suoi 102 anni , ricorda tutto alla perfezione e gode di ottima salute.

Questi lavori consentirono agli abitanti del Centro storico di poter accedere più agevolmente alle loro abitazioni e in caso di bisogno di poter essere soccorsi ed aiutati in modo più appropriato e non su una sedia o su un asino.

Oggi si sta a puntare l’ indice contro tutto e tutti, con estrema facilità, superficialità e semplicemente per il solo gusto di criticare, senza chiedersi il perchè, dimenticando le motivazioni che portarono ad una simile scelta, che per quanto discutibile e deprecabile possa apparire, fu dettata, ripeto, da necessità.

Inoltre, aggiungo che lungo quella strada, a pochi metri l’una dall’altra, c’erano due farmacie, una del dott. Lordi, l’altra del dott.Mele; gli abitanti, gli anziani, i bambini del Borgo costretti per anni, anni ed anni a percorrerla a piedi, col vento, con la neve, con la pioggia e sotto il sole, per andare in farmacia o per andare all’Esattoria o ancora a pagare il Dazio.

Non dimentichiamoci come abbiamo vissuto in quel periodo: sto ancora male, se ci penso.”

Riporto un’altra testimonianza interessante, da parte di un autorevole geometra che integra con altre informazioni quanto riferito dalla mia amica :

“Buonasera Maria Rosaria, brevemente ti scrivo le date esatte della rimozione delle scale che dal Borgo, sotto San Giovanni, attraverso via Quintino di Vona, portavano a Piazza Amendola.

Il progetto fu redatto dall’ing. Guida di Salerno sotto l’amministrazione dell’avv.Fernando Mastursi, verso la fine degli anni 60 ed i lavori appaltati dalla ditta Murano Nunzio di Buccino . Questi lavori furono eseguiti e completati contemporaneamente tra il 72/e il 73 e comprendevano una nuova condotta idrica lunga tutta via Q.no di Vona.

Furono iniziati con l’amministrazione del Dott. Francesco Murano e completati con il Commissario Prefettizio”.

Lo stesso geometra infine riferisce che alcune delle motivazioni furono la realizzazione della rete idrica e l’agevolazione della viabilità delle macchine su via Q. Di Vona, essendo già un’epoca di motorizzazione.

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Ringrazio Maria Rosaria  Sacco  per questo suo articolo che ci fa fare una  full immersion nella Buccino del novecento. Al suo amarcord  aggiungo  qualche mio ricordo delle   scarpinate  giornaliere che facevo  per raggiungere  da bambino l’asilo comunale (1950/51) in piazza. E  negli anni successivi, le saltuarie arrampicate per andare al Cinema Italia, in Farmacia ( dott. Lordi), o  all’ufficio postale. Cosi come mi piace ricordare  le quotidiane corse di mezzogiorno per raggiungere  l’emporio  di Pierino De Lucia, a ritirare una copia del giornale Il Secolo d’Italia, per mio padre. Queste corse durarono un paio d’anni, fino a quando Il Secolo d’Italia non incominciò ad arrivare tramite il postino direttamente  in via Pescara 23. 

a.i.   

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